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 Legambiente: fonti rinnovabili nel 94% dei Comuni italiani 

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Legambiente: fonti rinnovabili nel 94% dei Comuni italiani
inserita il 28.06.2011
Appello al Governo per modificare il Decreto Romani ‘che ha tolto certezza agli investimenti’

Nel 94% dei Comuni italiani sono installati impianti da fonti rinnovabili. Sono, infatti, 7.661 i municipi che ospitano almeno un impianto da rinnovabile, rilevati nel Rapporto ‘Comuni Rinnovabili 2011’ di Legambiente. Erano 6.993 lo scorso anno e 5.580 nel 2009.

La crescita è impressionante e riguarda ognuna delle fonti pulite. Sono 7.273 i Comuni del solare, 374 quelli dell’eolico, 946 quelli del mini idroelettrico, 290 i comuni della geotermia e 1.033 quelli che utilizzano biomasse e biogas. Aumenta quindi significativamente il contributo energetico delle rinnovabili che nel 2010 ha coperto il 22% dei consumi elettrici complessivi, grazie a 200 mila impianti distribuiti nel territorio, che già oggi rendono rinnovabili al 100% un numero sempre maggiore di Comuni.

È questo, in sintesi, il quadro dell’energia verde in Italia disegnato dal rapporto annuale di Legambiente, realizzato con il contributo di GSE e Sorgenia e presentato ieri a Roma nella sede del GSE, alla presenza di Sara Romano, direttore generale del ministero dello Sviluppo Economico, Antonio Giuliani, dirigente gabinetto ministero dell’Ambiente, Emilio Cremona, presidente GSE, Nando Pasquali, amministratore delegato GSE, Gerardo Montanino, responsabile direzione operativa GSE, Vittorio Cogliati Dezza, presidente Legambiente, Francesco Ferrante, vicepresidente Kyoto Club, Riccardo Bani, direttore generale Sorgenia, Simone Togni, segretario generale ANEV, Edoardo Zanchini, responsabile energia Legambiente. Il dossier racconta, con tabelle e cartine, l’impressionante velocità di sviluppo di un nuovo modello energetico distribuito, che ormai riguarda quasi ogni Comune italiano.

“Queste esperienze dimostrano come le fonti rinnovabili sono oggi tecnologie affidabili, su cui è possibile costruire un modello energetico più moderno, efficiente e pulito - ha commentato il presidente di Legambiente Vittorio Cogliati Dezza. Occorre sostenere questo scenario, dando certezze a imprese, cittadini, enti locali, per sviluppare innovazione e qualità nel territorio, e consentire in poco tempo di raddoppiare gli attuali 120 mila occupati nel settore. Chiediamo al governo un impegno preciso in questa direzione, a cominciare da una modifica al Decreto Romani che ha di fatto frenato e tolto ogni certezza agli investimenti, introducendo un tetto alla crescita delle rinnovabili e una revisione degli incentivi che complica gli interventi. Oggi, anche alla luce di quanto avvenuto a Fukushima, puntare sulle fonti pulite è l’unica prospettiva energetica percorribile per l’Italia, che ha tutto l’interesse a raggiungere i target previsti dall’UE al 2020 rendendo più moderno e pulito, sicuro e meno dipendente dall’estero il suo sistema energetico. I numeri presentati oggi dimostrano che l’alternativa al nucleare esiste e che la rivoluzione energetica è già iniziata”.

“Il rapporto di Legambiente - ha dichiarato Nando Pasquali, amministratore delegato del GSE - fa emergere il dato che le energie rinnovabili sono sempre più accessibili al singolo cittadino e non solo ai grandi produttori. Dimostra inoltre come il Paese stia puntando su tutte le fonti rinnovabili, soprattutto su quelle nuove, come il solare fotovoltaico, l'eolico e le biomasse che hanno forti possibilità di crescita, anche al fine del raggiungimento degli obiettivi comunitari”.

“Supportiamo questa iniziativa - ha affermato Riccardo Bani, direttore generale di Sorgenia - perché riteniamo che le fonti rinnovabili siano un’opportunità per produrre energia in modo sostenibile e per creare sviluppo nel Paese. Auspichiamo che i risultati positivi emersi dal rapporto sui Comuni rinnovabili siano uno stimolo per tutte le istituzioni locali. L’impegno di Sorgenia in favore di queste fonti continua: nel 2010 la nostra produzione di energia da rinnovabili è cresciuta del 43% rispetto all'anno precedente superando i 400 GWh ed evitando l'emissione di oltre 181.600 tonnellate di CO2. Il nostro piano industriale prevede nuovi importanti investimenti nelle rinnovabili e in particolare nello sviluppo della generazione distribuita di energia solare”.

I Comuni premiati
Vincono il Premio 2011 due Comuni al 100% rinnovabili dell’arco alpino: Morgex (AO) e Brunico (BZ). A Morgex è un impianto a biomasse con una potenza termica di 9 MW, collegato a una rete di teleriscaldamento di 10 chilometri, serve tutte le utenze domestiche oltre a scuole, poliambulatori e esercizi commerciali. Un rilevante contributo elettrico arriva, invece, da un impianto idroelettrico da 1,1 MW che copre il fabbisogno di circa 1.700 famiglie, cui si aggiungono 112 kW prodotti da 9 impianti fotovoltaici distribuiti sui tetti. L’amministrazione ha inoltre messo a bilancio la realizzazione di pannelli solari termici sui tetti delle scuole, con un investimento di circa 300 mila euro.

A Brunico sono installati 840 mq di solare termico e 3.093 kW di fotovoltaico (tutti distribuiti su tetti o coperture), 4.390 kW di mini idroelettrico articolati in 3 impianti (senza dimenticare i 46,3 MW di “vecchio” idroelettrico non conteggiato ai fini di questi risultati). Un impianto a biomassa e uno a biogas da 1,5 MW, allacciati a una rete di teleriscaldamento di 120 km, forniscono calore a oltre 2.000 utenze residenziali, turistiche, pubbliche. Il Regolamento Edilizio redatto nel 2010 prevede che negli edifici pubblici e privati di nuova costruzione sia obbligatoria la copertura del 25% del fabbisogno energetico totale e comunque non meno del 50% del fabbisogno di energia per la produzione di acqua calda sanitaria mediante l’utilizzo di fonti rinnovabili.

Sono state premiate, inoltre, esperienze di successo che con investimenti lungimiranti nelle fonti rinnovabili hanno prodotto risultati che vanno oltre la risposta a obiettivi energetici e ambientali. Il piccolo Comune di Peglio (PU) si distingue per la realizzazione di un parco minieolico formato da due torri da 50 kW ciascuna che producono 162 MWh annui, in grado di coprire il 21% dei consumi elettrici domestici del Comune e di evitare l’emissione di oltre 90 tonnellate di CO2 all’anno. Tra i progetti in corso, un piano strategico per l’illuminazione pubblica che prevede la sostituzione delle lampade meno efficienti con un risparmio di 13.000 kWh annui, e la realizzazione di una centrale a biomassa da cippato di piccole dimensioni (500 kW) alla quale verrà collegata una rete di teleriscaldamento.

Alla Provincia di Potenza va il premio come “miglior buona pratica del 2011”. Il territorio presenta dati importanti in termini d’installazione e si sta muovendo per aiutare la realizzazione di progetti di aziende e cittadini. Vi sono installati 21.816 kW di fotovoltaico, di cui circa 11 MW su coperture, 150 MW di eolico, 6 MW di idroelettrico e 691 kW di biogas. L’Amministrazione Provinciale ha promosso un diffuso progetto di solarizzazione delle scuole, 6 sono gli impianti fotovoltaici già realizzati. Un altro progetto prevede l’installazione di tecnologie rinnovabili e di efficienza e risparmio energetico in diverse scuole provinciali.

Le prospettive e gli interventi necessari
“I Comuni rinnovabili italiani sono un esempio di successo e una chiave fondamentale per capire come dovrà funzionare un modello energetico costruito intorno alle fonti pulite e agli impianti più efficienti - ha sottolineato Edoardo Zanchini, responsabile energia di Legambiente. Il dibattito politico italiano dovrebbe guardare a queste esperienze e a un Paese come la Germania, dove sono stati ottenuti in poco tempo risultati di crescita impressionante e si è costruito un nuovo sistema industriale con 350mila occupati, e dove il Governo ha recentemente definito l’obiettivo al 2050 di un contributo pari all’80% di fonti rinnovabili rispetto ai consumi elettrici. Altro che fonti inutili e marginali.

Puntare su rinnovabili ed efficienza energetica è una sfida nell’interesse dell’Italia e dei suoi cittadini e può diventare una grande opportunità di competitività per un sistema industriale come il nostro che ha il suo cuore nelle piccole e medie imprese. La sfida ora è costruire una seconda fase dello sviluppo delle rinnovabili nel territorio, per raggiungere gli obiettivi europei di sviluppo al 2020 e poi continuare a progredire nell’innovazione energetica e in una progressiva uscita dalle fonti fossili”.

Per rispondere ai problemi energetici italiani, occorre ribaltare l’idea che la soluzione passi attraverso la costruzione di nuove grandi centrali (siamo a 115mila MW installati e 22mila MW di nuove centrali termoelettriche sono in approvazione o costruzione!) e partire, al contrario, dalle risorse presenti nei territori e dalla domanda di energia di case, uffici e aziende per capire come soddisfarla con le soluzioni tecnologiche più adatte.

Legambiente indica nel suo rapporto gli interventi più urgenti per costruire un nuovo scenario energetico.Innanzitutto regole semplici e trasparenti per l’approvazione dei progetti da fonti rinnovabili, perché l’incertezza delle procedure è ancora oggi una fortissima barriera alla diffusione degli impianti, sia domestici sia di grande taglia.

È necessario, inoltre, definire uno scenario certo per gli incentivi alle fonti rinnovabili fino al 2020, di progressiva riduzione ma che dia spazio a investimenti in tecnologia e ricerca per la grid parity (il pareggio tra il costo di produzione dell’energia da fonti rinnovabili e il costo d’acquisto dell’energia dalla rete). È possibile farlo togliendo finalmente dalle bollette finanziamenti al nucleare e altre voci assurde che pesano molto più delle rinnovabili per oltre tre miliardi di euro ogni anno.

Ma serve anche una rete energetica che aiuti la distribuzione distribuita e un mercato che garantisca la concorrenza nell’offerta e la trasparenza delle tariffe. Infine, una politica che incentivi l’efficienza energetica in edilizia, negli impianti, nell’offerta ai cittadini e alle imprese che rappresenta la strada più semplice ed economica per ridurre la bolletta energetica, le importazioni e le emissioni di CO2.

Fonte: Edilportale 28.06.2011
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