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 Decreto Rinnovabili: appello al Capo dello Stato 

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Decreto Rinnovabili: appello al Capo dello Stato
inserita il 7.03.2011
04/03/2011 - Le principali associazioni del settore fotovoltaico, tra cui APER Associazione dei Produttori di Energia da Rinnovabili, Asso Energie Future, Assosolare e GIFI Gruppo Imprese Fotovoltaiche Italiane, hanno lanciato un appello al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano perché non firmi il decreto legislativo per il recepimento della Direttiva 2009/28/CE sulla promozione delle rinnovabili, approvato ieri dal Consiglio dei Ministri.

Secondo le associazioni, il Decreto, ribattezzato ‘Ammazzarinnovabili’, è incostituzionale in primo luogo per eccesso di delega: il Parlamento ha delegato il Governo a recepire la direttiva europea a favore delle rinnovabili, ma il Governo non ha in nessun modo recepito i pareri delle Commissioni Parlamentari, cioè dell’istituzione delegante.


LE NOVITÀ DEL DECRETO
Il testo prevede che le disposizioni del Conto Energia si applicano agli impianti allacciati alla rete entro il 31 maggio 2011. È stato invece eliminato il tetto di 8.000 MW per il fotovoltaico (oltre i quali sarebbe stata sospesa l’erogazione di incentivi); tetto che sarà probabilmente raggiunto tra qualche mese.

Gli incentivi per gli impianti allacciati dopo il 31 maggio 2011 saranno disciplinati con un decreto ministeriale che sarà emanato entro il 30 aprile 2011 che fisserà, in particolare:
- un limite annuale di potenza per gli impianti fotovoltaici che possono ottenere gli incentivi;
- l’entità degli incentivi, tenendo conto della riduzione dei costi delle tecnologie e degli incentivi applicati negli Stati UE.
Gli incentivi saranno, inoltre, differenziati sulla base della natura dell’area di sedime.

Dall’entrata in vigore del Decreto, gli impianti fotovoltaici a terra in aree agricole potranno accedere agli incentivi a condizione che non superino 1 MW di potenza nominale ciascuno, siano collocati a non meno di 2 km di distanza l’uno dall’altro se il proprietario del terreno è lo stesso, non occupino più del 10% dell’appezzamento.


L'APPELLO AL PRESIDENTE NAPOLITANO
Il decreto “vìola uno dei principi cardine del nostro ordinamento giuridico, che è la certezza del diritto e la tutela dell’affidamento, ed è in contrasto con le norme internazionali della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo” ha detto Pietro Pacchione, consigliere delegato di APER.

“So che già molte migliaia di messaggi stanno arrivando al sito e ai fax del Quirinale per chiedere di fermare oggi il decreto, prima che centinaia di piccole imprese vadano a gambe all’aria: già numero istituti di credito hanno fatto sapere che in queste condizioni, i finanziamenti necessari alle aziende e alle famiglie per installare un pannello fotovoltaico sono stati bloccati”, ha dichiarato Massimo Sapienza, presidente di Asso Energie Future.

Secondo Gianni Chianetta, presidente di Assosolare, “la scelta del governo è stata irresponsabile, probabilmente non si rende ancora conto delle conseguenze economiche e sociali.

Il vuoto normativo nel quale ci troviamo ha bloccato i cantieri in corso e quelli che stavano per partire. A breve si vedranno anche i drammatici effetti sull’occupazione e sulle imprese, in primis quelle italiane”.

Valerio Natalizia, presidente di Gifi ha chiarito che “il decreto determina sin da subito effetti pesantemente negativi quali il ricorso immediato alla cassa integrazione straordinaria (stimabile in oltre 10.000 unità direttamente impegnate nel settore), il blocco degli investimenti per i prossimi mesi di oltre 40 MLD di euro, il blocco delle assunzioni e la perdita di qualificati posti di lavoro”.

ANIE-GIFI chiede, inoltre, di posticipare al 31 dicembre 2011 la data fissata al 31 maggio 2011 per l’allacciamento degli impianti e per la definizione del nuovo sistema di incentivazione e la rimozione della quota massima annuale incentivabile. “Esprimo altresì preoccupazione - aggiunge il Presidente Natalizia - per il giudizio positivo espresso ieri da Confindustria sul Decreto, che non ne evidenzia le gravi ricadute per l’industria nazionale e per l’intero Sistema Paese”.


Fonte: Edilportale 7.03.2011
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